Il social network è al lavoro per introdurre una funzionalità che permetterà di condividere contenuti con una cerchia più ristretta di persone, in maniera più discreta

Facebook è al lavoro per realizzare una funzionalità simile a Close Friend di Instagram, cercando di venire incontro alle esigenze di coloro i quali non usano il social network o non vi condividono molti contenuti per il timore di esporsi eccessivamente ad occhi indiscreti o semplicemente verso persone che non vogliono rendere partecipi della propria vita privata o di alcuni dei suoi dettagli.

Del resto sebbene Facebook originariamente fosse nata per permettere agli amici di restare tra loro in contatto, nel corso degli anni gli “amici” sono andati ad includere conoscenze in senso più ampio del termine, inclusi colleghi di lavoro, vicini di casa e via dicendo. E magari non tutti desiderano che il proprio collega, il capo, o quel conoscente che ogni tanto si incontra sul treno venga in contatto magari con quelle foto un po’ imbarazzanti dell’ultimo addio al celibato o della serata fuori con le amiche.

E’ per questo che i social network stanno attrezzandosi per implementare il cosiddetto “microsharing”, ovvero rendere possibile agli utenti decidere quali contenuti condividere solo con una cerchia realmente ristretta di amici intimi. Facebook ci ha provato negli anni, ma con scarso successo fino ad ora: le varie funzionalità introdotte (liste manuali o più o meno automatiche) sono sempre state poco o per nulla usate dagli utenti.

Lo scorso anno Instagram ha introdotto Close Friends: invece di mettere a disposizione la possibilità di creare diverse liste, per le quali poi si dimentica chi sia stato inserito in quale elenco, si tratta di una sola lista di amici fidati e con un pulsante dedicato per condividere le Stories con loro. Dai dati in mano ad Instagram pare che l’85% dei messaggi diretti è inviato alle solite tre persone, motivo per cui la funzionalità è stata pensata proprio per rendere più facile la condivisione delle Stories con questi contatti.

Ecco che Facebook, facendo tesoro dell’esperienza su Instragram, si prepara ad introdurre una funzionalità simile che sarà chiamata “Favorites”. L’utente potrà contrassegnare altri contatti con questo tag e condividere con essi in maniera più discreta foto o Facebook Story tramite l’app Messenger. Alla lista Favorites sarà possibile aggiungere un massimo di 10 contatti manualmente, oppure seguendo i suggerimenti algoritmici.

In questo modo, spera Facebook, gli utenti più discreti potrebbero essere stimolati a condividere contenuti con gli amici più intimi, e in generale gli utenti potrebbero trovare Favorites un modo per usare maggiormente il social network e generare più partecipazione.

Da questo punto di vista Favorites si innesta in quella visione incentrata sulla privacy che Mark Zuckerberg aveva illustrato a marzo in un post ufficiale, con la volontà di trasformare Facebook in un “salotto” invece che una “piazza”.

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Questa è una riflessione su una professione che fino a pochi anni fa non esisteva. Un lavoro che per molte persone è persino difficile da comprendere, per le quali è difficile da capire perfino il motivo stesso per cui alcune persone siano pagate per farlo. Il Social Media Manager è infatti una professione che non ha un vero e proprio mansionario, e per molti non può neanche rientrare nel novero del lavoro vero e proprio. Ma andiamo con ordine

Cos’è il Social Media Marketing

Con Social Media Marketing intendiamo tutto quel novero di azioni che vengono compiute attraverso alcuni nuovi strumenti di comunicazione di massa (che possiamo definire new-new media) in modo tale da poterli utilizzare per comunicare o promuovere un prodotto od un’azienda. È, sostanzialmente, una specificazione del Digital Marketing, a sua volta derivato dal Marketing tradizionale.

Quindi è un’applicazione ad un nuovo quadro comunicativo delle tecniche tradizionali del marketing? Si e no. Le tecniche di marketing e comunicazione possono essere applicate ai Social Media, ovviamente rivedute in un contesto che in alcuni casi è completamente diverso. Pensate per esempio alla creazione di  un contenuto da sponsorizzare per la televisione e uno invece per i Social: si potranno utilizzare gli stessi concetti di base, si potrà identificare nello stesso modo target e obiettivi, ma poi si andrà a strutturare il contenuto in base alla modalità di fruizione dello stesso, in base a come l’utente interagirà con questo.

Dall’altro lato però vengono a strutturarsi tutta una serie di nuove azioni, di nuove nozioni e concetti che sono tipici del Social Media Marketing. Ne abbiamo scritto più volte, ma la natura stessa dei Social implica un’applicazione costante nel dover essere presenti nei confronti dell’utente, e questo si traduce per esempio nella strutturazione di un piano editoriale più simile a quello di una testata giornalistica che a quello di una campagna di advertising tradizionale. O, altro esempio, nella capacità di saper gestire una community, una competenza che prima certamente non era richiesta nella maggior parte dei casi ad un addetto al marketing, e che ora invece è praticamente indispensabile.

Ma quindi, il Social Media Manager, che fa?

Definito, a grandi linee, il campo d’azione, cerchiamo ora di definire quella che è la figura professionale che opera nel settore. E qui le cose si complicano molto. Un po’ perché, essendo una professione per sua natura giovane, è ancora poco standardizzata, un po’ perché tende ancora molto ad essere preda di persone che si spacciano per esperti senza esserlo per cercare di vendersi come consulenti alle aziende, un po’ perché le aziende stesse non sanno bene cosa dovrebbe fare al proprio interno il Social Media Manager, o non ne ha la percezione in quanto acquista da un’agenzia esterna tutta la comunicazione. E poi, soprattutto, quello che si dovrebbe fare all’interno della professione non è ancora ben chiaro neanche agli stessi protagonisti. Cosa fa il Social Media Manager?

Decide la strategia e il piano editoriale dei vari canali Social dell’azienda, MA lo fa insieme al Digital Marketing Manager e allo “Strategist” (se c’è). Crea materialmente i post e i contenuti che si sono decisi da piano editoriale SE non c’è anche un Content Editor che li produce. Si occupa delle campagne di advertising SE c’è un budget e se NON c’è un ADS Planner. Si occupa inoltre della community, SE non c’è un Community Manager. 

Insomma, come avrete capito da questi esempi, le mansioni del Social Media Manager sono ancora molto fluide,  e rientrano in uno spettro di competenze molto ampio, talmente ampio che è difficile in alcuni casi che una persona sola possa effettivamente averle tutte.

Un Social Media Manager infatti, a seconda dei casi, ha come competenze base saper redigere la strategia per la gestione degli account social dell’azienda, saper creare un piano editoriale sostenibile nel tempo, impostare il corretto Tone of Voice. Ma poi le competenze si possono molto rapidamente ampliare: saper creare gli ads sui social, saper realizzare la creatività e le immagini dei post (con l’uso quindi di tool per l’editing delle immagini), fino, in alcuni casi, alla scrittura di post sul blog, che va a toccare anche competenze base legate alla SEO.

Il Social Media Manager vs “cugino”

Il professionista, soprattutto in un contesto non maturo come quello italiano, in cui non c’è ancora la giusta  attenzione per la comunicazione “su internet”, deve molto spesso competere in un mercato in cui il committente non sa ancora cosa vuole né ha competenze su come giudicare in modo corretto la figura professionale, con il risultato che il Social Media Management viene assegnato al (famoso nell’ambito) “cugino”, ovvero una persona che non ha competenze specifiche ma che ha il solo pregio di costare poco, salvo poi creare nella maggior parte dei casi, danni molto gravi.

Il futuro del Social Media Manager?

C’è la necessità quindi di una presa di coscienza dei professionisti del settore, che devono educare i propri committenti in quello che deve essere il corretto modo con cui possono e devono giudicare i loro risultati, in rapporto soprattutto alle mansioni che questi deve svolgere, che come abbiamo visto, possono essere molto diversificate. Dall’altro lato è il Social Media Manager stesso che deve quanto più possibile delineare le proprie competenze e attività lavorative, in modo tale con non venga più visto solo come “il ragazzo di Facebook”.

TikTok ‘ruba’ dipendenti a Facebook

Apre ufficio in Silicon Valley, già assunte decine di impiegati

TikTok va a caccia di dipendenti in casa di Facebook. La app, su cui milioni di giovanissimi condividono brevi video, ha di recente aperto un ufficio nella Silicon Valley vicino a Menlo Park, quartier generale del colosso di Mark Zuckerberg, dal quale ha già preso oltre due dozzine di impiegati dal 2018 a oggi. A riferire le mosse di ByteDance, la società cinese che possiede TikTok e che conta 700 milioni di utenti su scala globale, è la Cnbc.

ByteDance ha pubblicato numerose offerte di lavoro nella Bay Area di San Francisco, secondo quanto si legge su LinkedIn. Per poter arruolare professionisti esperti, la app – scrive la Cnbc citando una fonte anonima – starebbe offrendo buste paga elevate, fino al 20% più generose di quelle di Facebook.

E il social network non è l’unica compagnia hi-tech da cui TikTok sta attingendo impiegati. La app, secondo un’altra fonte anonima, avrebbe già assunto diversi ex dipendenti di Snapchat, Apple, YouTube, Amazon e Hulu.

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